Boris Spassky: il Campione gentile (1937-2025)

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Stasera siamo riuniti per ricordare un gigante del nostro gioco: Boris Vasil’evič Spassky, il decimo Campione del Mondo., recentemente scomparso. Questa l’immagine d’assieme dei Campioni del mondo ufficiali fino ad oggi:

Pensando a Boris Spassky molti lo associano immediatamente alla leggendaria sfida con Bobby Fischer nel 1972, ma Spassky è stato molto più di un semplice antagonista nella “Partita del Secolo”. È stato un prodigio precoce, un campione dal gioco universale, un uomo che ha vissuto tra due mondi, l’Unione Sovietica e l’Occidente, una persona che si è sempre distinta per la sua signorilità.

Gli inizi: il prodigio di Leningrado

Boris Spassky nacque il 30 gennaio 1937 a Leningrado, in una famiglia modesta. La sua infanzia fu segnata dalla Seconda Guerra Mondiale: durante l’assedio di Leningrado (1941-43), dovette abbandonare la propria terra e trovare rifugio in un orfanatrofio in Siberia.

Scoprì gli scacchi a soli 5 anni, durante il lungo viaggio in treno alla ricerca di un luogo sicuro mentre la sua Leningrado era assediata (curiosamente la sua sorellina più giovane, Iraida, divenne una campionessa nella dama internazionale, tanto da arrivare alla sfida al titolo mondiale che però fallì nel 1974). Il gioco lo affascinò immediatamente, e una volta tornato a Leningrado, iniziò a studiarlo con passione.

Nel 1947, a soli 10 anni, giocò in una simultanea contro il futuro campione del mondo Mikhail Botvinnik “il patriarca degli scacchi sovietici” e lo sconfisse.

Botvinnik, impressionato, disse: “Questo ragazzo ha il tocco del genio.” A 10 anni era Prima categoria sovietica, a 11 Candidato Maestro, a 15 anni, nel 1952, ottenne il titolo di Maestro e nel 1956 divenne Grande Maestro (il titolo di Grande Maestro esiste ufficialmente dal 1950, fino al 1970 la FIDE assegnava il titolo soltanto a coloro che si qualificavano al Torneo dei Candidati e al Campione del mondo, dal 1970 con l’introduzione del rating FIDE o Elo il titolo è correlato al raggiungimento di un determinato punteggio, 2500, e al conseguimento di “norme”), tutti record di precocità all’epoca, in URSS e naturalmente fuori dall’URSS.

L’allora Campione del Mondo Mikhail Botvinnik e il 18enne Boris Spassky analizzano, sotto l’occhio attento di Salo Flohr

Il suo primo grande maestro fu Vladimir Zak (dall’età di dieci anni, o seguiva in una “casa dei pionieri”, un’organizzazione giovanile di massa riservata ai bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni) un allenatore noto per la sua capacità di scoprire giovani talenti, seguì anche Korchnoi e Kamsky.

Vladimir Zak, alle sue spalle un giovane Viktor Kortchnoi

La scalata al titolo mondiale

Nel 1955, a 18 anni, vinse il Campionato Mondiale Juniores, istituito da pochi anni, e si qualificò attraverso un Interzonale (all’epoca la procedura per giungere alla sfida mondiale era passare dagli Zonali, agli Interzonali, al Torneo dei Candidati per giungere al match con il detentore del titolo) per il Torneo dei Candidati del 1956. Tuttavia, fu eliminato e dovette attendere anni prima di riprovarci. Curava molto il suo fisico, eccelleva nella corsa veloce e nel salto in alto, si destreggiava ottimamente a tennis, si diplomò in Educazione Fisica e per un certo periodo insegnò; poi trovò altri modi per mantenersi, anche se ottenne un titolo universitario in Filologia, pur confessando che aveva scelto quella facoltà perché gli permetteva facimente di assentarsi per giocare tornei.

In questi anni, lavorò con l’allenatore Alexander Tolush, noto per il suo stile d’attacco brillante e rischioso, fu anche allenatore di Paul Keres e uno dei primi teorici della variante del “pedone avvelenato” nella Siciliana. Questo influenzò profondamente Spassky, che sviluppò una predilezione per il gioco dinamico e le combinazioni spettacolari. Quando Tolush lo iniziò a seguire, gli disse che giocava troppo ordinato e cauto e che avrebbe voluto che sacrificasse qualcosa in ogni partita. Boris curò molto la tattica, ma a un certo punto abbandonò Tolush sia per il carattere un po’ dispotico di quest’ultimo sia per divergenze sulla concezione del gioco, in fondo Spassky era un giocatore classico naturale in cui la tattica non andava certo a penalizzare la strategia.

Da sinistra Boleslavsky, Smyslov, Petrosian, Tolush e Spassky

Tuttavia, tra fine anni ‘50 e inizio anni ‘60, subì una battuta d’arresto: non riuscì a qualificarsi per il Torneo dei Candidati. Per molti, sembrava che la sua carriera stesse già tramontando, era pure il periodo che lo portò al divorzio dalla prima moglie, Nadezda (nota la sua descrizione del divorzio: “eravamo come due alfieri di colore contrario, percorrevamo strade diverse, il divorzio era invitabile”). E’ del 1958 la partita, e la sconfitta, con Tal nel Campionato Sovietico che gli precluse la qualificazione ai Candidati: Boris in posizione migliore non riuscì a realizzare il vantaggio, ma si intestardì, rifiutò l’offerta di patta di Tal e poi perse; la delusione fu tale che si mise a piangere.

Fu in quel periodo che prese una decisione cruciale: abbandonò Tolush e iniziò a lavorare con Igor Bondarevsky, (foto 4) un allenatore più posizionale e strategico, già GM nella prima nomina FIDE del 1950. Sotto la sua guida, Spassky imparò a bilanciare creatività e solidità, diventando un giocatore più completo.

Spassky con Igor Bondarevsky

Qualche partita del periodo:

Spassky-Bronstein 1960

Spassky-Fischer 1960 riportata da “60 partite da ricordare” di Fischer, una delle tre sconfitte.

Fischer-Spassky, qui alle Olimpiadi scacchistiche di L’Avana 1966

Vinse per la prima volta il Campionato Sovietico nel 1961 (lo vinse solo un’altra volta nel 1973, in un tentativo di riscatto dalla sconfitta mondiale). Il Campionato Sovietico nei suoi 70 anni di vita è stato di gran lunga il più forte Campionato “nazionale” mai disputato, proposto per la prima volta nel 1920 (in un periodo piuttosto caotico, durante la guerra civile in quello che non era più l’impero zarista e non era ancora l’Unione Sovietica, era infatti denominato Campionato di Mosca, ma il vincitore era così prestigioso, Alexander Alekhine, che gli annali sovietici lo registrano come primo campionato sovietico) e vinto in seguito da numerosi Campioni del Mondo (detentori del record di vittorie, sei a testa, Botvinnik e Tal; ultima prestigiosa edizione quella del 1988 con in vetta Kasparov e Karpov a pari merito).

Immagine da uno dei prestigiosi Campionati Sovietici

Nel 1965, vinse finalmente la serie dei matches dei Candidati (il Torneo dei Candidati era stato messo in crisi dalle proteste di Fischer che dopo Curaçao 1962 aveva affermato che i Russi pattavano tra di loro risparmiando energie e concentrandosi contro i più forti non russi, come Fischer) battendo Keres, Geller e Tal (quest’ultimo con un netto 7 a 4, con una sola sconfitta nella prima partita). Si guadagnò così il diritto di sfidare il campione del mondo in carica, Tigran Petrosian.

Campione del Mondo (1969-1972)

Nel 1966, nel suo primo tentativo, Spassky perse contro Petrosian con il punteggio di 12,5 – 11,5. In realtà il match era già terminato sul 12 a 10 per Petrosian, ma Spassky volle giocare ugualmente le ultime due partite, vincendo la 23esima (ai giorni nostri non sarebbe consentito per problemi di rating).

Tre anni dopo, però, ebbe la sua rivincita. Ammesso di diritto ai matches dei Candidati in quanto precedente sfidante al titolo, battè Geller, Larsen e Korchnoi. (Foto 5c) Nel 1969, batté Petrosian 12,5 – 10,5 e divenne il decimo Campione del Mondo. (foto 6) Boris affermò che “nel primo match mi sentivo come un gattino di fronte a una tigre, nel secondo mi sentivo forte come un orso”.

Boris Spassky – Tigran Petrosjan

Spassy-Petrosian, 1969

Durante il suo regno, vinse numerosi tornei prestigiosi, ma la sua leadership fu messa in discussione dall’ascesa di un avversario temibile: Bobby Fischer.

La sfida del secolo: Reykjavik 1972

Il match contro Bobby Fischer è passato alla storia come il “Match del Secolo”.

Il Match mondiale più seguito di sempre

Il contesto era unico: la Guerra Fredda, l’URSS dominante negli scacchi e un genio americano solitario pronto a sfidare l’intero sistema sovietico. Dal 1948, anno in cui Botvinnik aveva vinto il suo primo Campionato del Mondo, l’Unione Sovietica dominava, alle Olimpiadi Scacchistiche i successi si ripetevano, era stato addirittura escogitato un match a squadre URSS-Resto del Mondo nel 1970 (prima non avrebbe avuto senso; venne ripetuto nel 1984, 21–19 per l’URSS; mentre nel 2002 venne proposto un match Russia-Resto del Mondo che vide il successo di quest’ultimo, la Russia aveva perso i campioni ucraini, armeni, azeri, estoni, lettoni, ecc.) con vittoria finale dell’URSS per 20,5 a 19,5. Larsen-Spassky 1970

Non è possibile sintetizzare “il Match del Secolo”, ci vorrebbe un incontro apposito tanto ricco di vicende scacchistiche e umane fu questo confronto. Sappiamo dei mirabolanti successi di Fischer nei Matches dei Candidati (6 a 0 a Tajmanov, 6 a 0 a Larsen e 6,5 a 2,5 a Petrosian, rifilandogli quattro sconfitte consecutive, Tigran non aveva mai perso più di due partite di fila). Però fino ad allora Fischer aveva giocato cinque volte con Spassky e aveva racimolato tre sconfitte e due patte (c’era però un precedente: Capablanca aveva battuto Alekhine cinque volte con sette pareggi prima del loro match mondiale). Nonostante la genialità riconosciuta a Fischer dagli stessi Sovietici, il match era dall’esito incerto. Fischer era ovviamente confidente ma il match aveva qualche alone di mistero anche per lui, disse di Spassky: “ha sempre la stessa espressione sia quando sta per prendere matto che quando sta per darlo” dalla mimica di Spassky non si poteva dedurre nulla. Lo stesso Boris si era definito più volte “un orso russo”.

Fischer arrivò in ritardo, minacciò di non giocare, si lamentò delle telecamere e delle condizioni di gioco. Spassky, con grande sportività, accettò molte delle sue richieste, persino di giocare la terza partita in una stanza privata senza pubblico, pur essendo sul 2 a 0 e potendo vincere la terza per ulteriore forfait dell’avversario.

Il momento più iconico arrivò nella sesta partita, quando Fischer giocò la sua miglior partita di sempre. Dopo la sconfitta, Spassky si alzò e applaudì il suo avversario – un gesto di classe che ancora oggi viene ricordato. Boris riuscì a piazzare la sua unica convincente vittoria (le prime due per vari motivi non convinsero) nell’undicesima partita.

Partita 11 Spassky-Fischer 1972

Alla fine, Fischer vinse 12,5 – 8,5 (+7−3=11). Spassky perse il titolo, ma guadagnò il rispetto del mondo degli scacchi. Un po’ meno da parte dei burocrati sovietici. Boris affermò comunque che si era liberato di un peso, un po’ come Ding Liren ai giorni nostri.

I suoi ultimi 50 anni

Riacquistò considerazione con la vittoria del Campionato Sovietico del 1973 (con un punto di vantaggio su Karpov e Petrosian!), ma poi alla successiva serie di Matches dei Candidati 1974 (ammesso come ex-Campione del Mondo, la regola della rivincita assicurata al Campione detronizzato era stata abolita dopo che Botvinnik ne aveva usufruito due volte e con successo, contro Smyslov e contro Tal, tanto che era stata soprannominata “la Regola di Botvinnik”) venne nettamente eliminato dall’astro nascente Anatoly Karpov che poi divenne Campione del Mondo anche approfittando della latitanza di Fischer.

Nel 1976, lasciò l’Unione Sovietica per trasferirsi in Francia, sposando Marina Shcherbachova in terze nozze. Questo lo mise in contrasto con il governo sovietico (aveva mantenuto la cittadinanza sovietica) che lo considerò un traditore. Nel 1977 partecipò alla ennesima serie di Matches dei Candidati, stavolta fu battuto da Korchnoi proprio nel match finale che avrebbe stabilito lo sfidante al Campione del Mondo (si riconfermò Karpov). Partecipò ad altri Tornei dei Candidati ma non riuscì più a qualificarsi per la sfida mondiale.

Nel 1984 ottenne la cittadinanza francese e si stabilì a Parigi, ma continuò a giocare attivamente nella squadra francese partecipando a diverse Olimpiadi. Negli anni Ottanta partecipò diverse volte al Torneo di Capodanno a Reggio Emilia.

Spassky sapeva essere spiritoso, qui in compagnia di altri quattro Campioni del Mondo: Karpov, Kasparov, Botvinnik e Tal

Andruet-Spassky 1988

Nel 1992, accettò di giocare una rivincita con Fischer nella Jugoslavia sotto embargo, (Spassky era allora circa al 100esimo posto nella graduatoria FIDE, Fischer ne era stato estromesso da tempo in quanto inattivo) per cifre faraoniche (5 milioni di dollari). Fischer vinse ancora (+5−10=15, questo match portò addirittura al suo arresto anni dopo da parte del governo USA), ma il legame tra i due rimase forte, tanto che Spassky scrisse una lettera accorata al Presidente George Bush perché rilasciasse il suo amico Fischer dopo l’arresto a Tokio nel 2004 (e se ciò non fosse stato possibile che lo mettessero pure in cella anche lui con il suo amico e che gli venisse concessa una scacchiera).

La pseudo-rivincita del 1992, una riperdita per Spassky
Fischer e Spassky sono sempre stati buoni amici

Nel 1993 giocò un altro match, molto meno ricco, con la 16enne Judit Polgar perdendo di misura.

Spassky e Judit Polgar

Negli anni successivi le sue apparizioni agonistiche diminuirono sempre più, finché nel 2006 subì un primo infarto, nel 2010 un secondo più grave che lo costrinse alla sedia a rotelle; nel 2012 “fuggì” dalla Francia affermando che non era curato adeguatamente, tornò in Russia.

Negli ultimi anni, la sua salute era peggiorata ulteriormente. E’ morto il 27 febbraio 2025.

Un “Campione gentile” che non doveva e non poteva atteggiarsi a star o commettere bizzarrie. Se anche il “suo amico” diceva che “gli piaceva stritolare l’ego dei suoi avversari”, Boris ha sempre affermato che desiderava avere un buon rapporto con gli avversari e che la sola idea di “odiare” l’avversario lo disturbava.

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