
Il giovane Wilhelm
A differenza di Morphy, Steinitz non arrivò precocemente agli scacchi. Nato nel 1836 da una modesta e numerosa famiglia di Praga, nel 1858 lo troviamo a Vienna iscritto alla facoltà di Ingegneria, si mantiene facendo il reporter per giornali locali e sa già giocare molto bene a scacchi (che tra l’altro contribuiscono ad arrotondare il magro bilancio, visto che all’epoca era del tutto normale giocare con una posta in palio). La leggenda dice che Wilhelm viene fatto entrare per la prima volta nel Caffè punto d’incontro degli scacchisti viennesi per un atto di buon cuore del presidente del circolo che lo vede spesso guardare dalle finestre le partite di scacchi, visto che non ha il denaro necessario per la consumazione obbligatoria; naturalmente appena messo alla prova vince partite a ripetizione, tanto da essere ammesso alla Società Scacchistica Viennese, in un ambiente piuttosto aristocratico dove lui si fa rispettare grazie all’abilità nel gioco. Partecipa ai primi tornei viennesi, con la presenza anche di ottimi maestri, e dopo essersi piazzato alcune volte tra i primissimi, nel 1861 vince un torneo con 30 vittorie e una sconfitta! Prende la sua prima importante decisione di vita: lascia l’università per diventare professionista di scacchi (se la scelta è rischiosa ai giorni nostri, allora poteva essere considerata un atto da incosciente).
Il giovane “combinativo” Steinitz all’opera: Steinitz-Mongredien, 1862
Steinitz a Londra
Il giovane Steinitz segue un percorso simile a quello di molti maestri dell’epoca. Innanzitutto Londra (ricordate Morphy e Anderssen?) che dal 1851 organizzava i più importanti tornei internazionali; nel 1862 è previsto un altro grande torneo e diversi stranieri vengono invitati, anche la Società Scacchistica Viennese presenta un proprio “candidato” ed è Steinitz. Girone all’italiana, 13 partecipanti, le patte ancora non contano (bisogna rigiocare e quindi i partecipanti cercano di evitarle, spesso prendendo rischi eccessivi), non c’era un calendario rigido quindi durata un mese e mezzo! Vinse tanto per cambiare Adolf Anderssen (che dopo l’abbandono di Morphy era di nuovo considerato il più forte scacchista in circolazione), un ottimo giocatore come Louis Paulsen si classificò secondo, notevole il “nostro” Serafino Dubois (allora sicuramente il più forte giocatore italiano, era di Roma), sesto Steinitz, un buon risultato che gli vale un premio e il titolo di Maestro (partita con Mongredien). Alcuni mecenati inglesi trattennero Steinitz a Londra, organizzandogli un match proprio contro Dubois (Wilhelm vinse ma non stravinse: 5 vittorie, 3 sconfitte e una patta). Nel 1863 (oramai era “di stanza” a Londra) fu la volta di un match con Blackburne (uno dei talenti inglesi dell’epoca, cinque anni più giovane di Steinitz) e qui dilagò con 7 vittorie e una sola sconfitta. Diversi altri maestri lo sfidano nel periodo, Wilhelm li batte tutti. Era giunto il momento di cimentarsi contro Anderssen!
Un altro Campionato del Mondo “ufficioso”?

Negli anni Sessanta Morphy è ancora vivo e vegeto (è di un anno più giovane di Steinitz) quindi il Campione del Mondo “non ufficiale” è ancora lui, dopo il suo successo su Anderssen nel 1859 (7 a 2 per Paul). Ma Morphy non ha alcuna intenzione di tornare al gioco agonistico, per cui stabilire chi è il più forte giocatore del momento è un evidente motivo di interesse tra gli appassionati. Tre circoli londinesi finanziano e organizzano la sfida tra Steinitz e Adolf Anderssen, che è sempre in auge soprattutto dopo la sua vittoria all’Internazionale di Londra del 1862. Siamo nel 1866, le cadenze di gioco sono ancora abbastanza “improvvisate”, in questo caso addirittura 4 ore a testa per 40 mosse, anche un impegno fisico non indifferente! Il match fu molto equilibrato, tanto da giungere sul 6 a 6 (senza nessuna patta!), ma Steinitz vinse le ultime due partite programmate e il risultato finale fu di 8 a 6. Il match si era svolto sotto i canoni della “scuola combinativa”, Steinitz doveva ancora iniziare la sua riflessione sulla “nuova scuola”, quella posizionale, e le successive analisi di queste partite costituirono un forte stimolo per Wilhelm a rivedere il suo gioco: troppi errori da ambo le parti!
Il peso di essere il numero 1 al mondo
Dopo essere giunto al massimo della sua fama internazionale, Steinitz fece fatica a convincere tutti della sua superiorità; giocò matches e tornei ottenendo risultati risicati. Al Terzo Torneo Internazionale di Parigi (i primi due si erano svolti a Londra), in occasione dell’Esposizione Universale del 1867, vinse Kolisch, Steinitz solo terzo; fu la volta poi di Baden-Baden in Germania nel 1870, dove per la prima volta in un torneo di alto livello le partite patte non vennero rigiocate, ma vennero calcolate mezzo punto: nonostante la guerra franco-prussiana in corso, il torneo venne portato a termine, con Anderssen primo e Steinitz secondo. E’ questo il torneo in cui Steinitz inizia a mettere in pratica i principi su cui stava lavorando. Intanto però si stava mettendo in luce un nuovo giocatore Johannes Zukertort, molto tattico e brillante. Il primo match tra i due si concluse con una roboante vittoria del più esperto Steinitz (Zukertort aveva sei anni in meno, comunque 31 anni all’epoca di questo primo match). In seguito a questo match anche Zukertort divenne professionista di scacchi, lasciando il suo praticantato di medicina. Steinitz nel frattempo era diventato il direttore di una importante rubrica di scacchi sul giornale londinese The Field. Oltre a contribuire al suo bilancio economico che non era mai particolarmente ricco, Steinitz ebbe la possibilità di esprimere pubblicamente le proprie idee attraverso commenti alle partite dell’epoca, attirandosi anche inimicizie perché le sue idee posizionali erano tutt’altro che condivise in un periodo in cui la combinazione fulminante era il degno coronamento di una partita. Questa riflessione in qualche modo gli deve avere giovato perché impegnato in un nuovo match (1876) contro Blackburne lo battè 7 a 0! Dopo di che iniziò un periodo in cui Steinitz fece soprattutto il commentatore non partecipando a tornei per diversi anni (giocava solo simultanee e partite alla cieca, sempre per “arrotondare”). Il rientro coincise con il grande Torneo di Vienna del 1882 e subito Wilhelm fu di nuovo primo, nonostante la presenza dei vari Zukertort, Blackburne, Paulsen, Bird e di un certo Cigorin di cui sentiremo ancora molto parlare. Da notare che Steinitz aveva allora 46 anni, un’età nella quale ai giorni nostri i grandi campioni spesso appendono la scacchiera al chiodo…
Steinitz in America
Nel 1883 Wilhelm venne invitato per una serie di tournée in America. E’ di questo periodo l’inevitabile tentativo di avvicinamento a Morphy (ancora in vita anche se per poco, morì nell’anno seguente). Aneddoti che sconfinano nella leggenda raccontano che quando a Morphy venne detto che Steinitz si trovava a New Orleans, non mostrò interesse salvo affermare “Il suo gambetto non è buono!” ( facendo riferimento a una variante della Viennese sostenuta da Steinitz nella prima fase della sua carriera); quasi certo è l’incontro avvenuto tra Morphy e Steinitz, con Paul che acconsente “basta che non si parli di scacchi”! Dopo questo incontro Steinitz comunicò al mondo intero come Morphy fosse definitivamente perso per gli scacchi (ma qualcuno mise in dubbio che l’incontro fosse effettivamente avvenuto).
Momenti positivi iniziarono con la collaborazione con il circolo di L’Avana in Cuba, Stato che per diversi decenni fu all’avanguardia nell’organizzazione di manifestazioni scacchistiche fino a “produrre” addirittura un Campione del Mondo: e che Campione, Josè Raoul Capablanca! Grandi onori per Steinitz, ma un impegno probabilmente eccessivo per una persona che aveva problemi fisici non da poco (si muoveva con una stampella e in una simultanea rimase impegnato per più di sette ore!). Tornato in Inghilterra per il Quarto Torneo Internazionale di Londra (1883), si ripropose la candidatura di Zukertort come principale alternativa a Steinitz, infatti il Polacco vinse il torneo con Steinitz secondo ma il divario tra i due fu di ben tre punti, un abisso! Si posero le premesse per un nuovo confronto tra i due, i quali però non si accordarono sui dettagli, Steinitz ripartì per l’America stavolta in maniera definitiva. Fu in questo periodo che, persa ormai la rubrica sul The Field, fondò una nuova rivista, International Chess Magazine. Non iniziò nel migliore dei modi: con Morphy da poco scomparso, scrisse un articolo in cui intendeva dimostrare che Paul non fosse poi questo granché, determinante era stata la pochezza dei suoi avversari. Questo in America, dove Morphy era un eroe nazionale indiscutibile… Poi però polemizzò anche con il resto del mondo scacchistico, il che accrebbe la quantità dei suoi detrattori.
Steinitz in America, la strategia è più consapevole: Steinitz-Sellman, 1885
Il primo “vero” Campionato del Mondo
Nel frattempo le trattative per un match tra Steinitz e Zukertort continuavano e noi sappiamo tutto (o quasi) di quelle trattative perché furono portate avanti a mezzo stampa sulla rivista di Steinitz e su quella di Zukertort, il Chess Monthly.

Si stabilì di giocare in tre città americane nei primi mesi del 1886: New York, Saint Louis e New Orleans. Bisognava raggiungere le dieci vittorie (nel caso si arrivasse sul 9 a 9 il match sarebbe stato giudicato pari, ma in corso d’opera questa regola venne modificata: in caso di 9 a 9 si sarebbe giocato un altro match appena più corto!). Il fatto che questo sia considerato il primo “vero” Campionato del Mondo è un argomento ancora oggetto di discussione (la FIDE, o qualsiasi organizzazione scacchistica internazionale) non esisteva a quel tempo e la considerazione del match come Campionato del Mondo dipese soprattutto dalle pretese dei due protagonisti (Morphy non aveva preteso questo, né tanto meno chi aveva giocato prima di lui; con Morphy in vita non aveva senso un Campionato del Mondo senza di lui). Zukertort era un personaggio del tutto diverso da Steinitz: aveva alcune qualità eccezionali (ad esempio una memoria prodigiosa, ricordava con facilità centinaia di partite giocate dai grandi del passato; tra l’altro conosceva una dozzina di lingue, alcune antiche) ma fisicamente non dava l’impressione della solidità (nonostante gli acciacchi) di Steinitz. In comune i due avevano lasciato una carriera che si prospettava senza problemi economici (ingegnere Steinitz, medico Zukertort) per passare ad un professionismo scacchistico quanto mai imprevedibile. Steinitz giocò sotto bandiera a stelle e strisce anche se non era ancora cittadino statunitense (lo diventò due anni più tardi dopo aver ottenuto i requisiti necessari, oltretutto cambiando il suo nome in William) e considerava se stesso già Campione del Mondo fin dal match vinto contro Anderssen nel 1866 (ma questa convinzione non era condivisa dalla comunità scacchistica, anche per una certa “antipatia” di Wilhelm, bravissimo a crearsi “nemici”, e poi perché la “novità” del gioco di Steinitz era visto con sospetto da molti campioni). Venne ancora usato l’orologio meccanico utilizzato per la prima volta a Londra 1883 (cadenza 15 mosse l’ora) e per la prima volta venne utilizzata una scacchiera murale per mostrare al pubblico “in diretta” la situazione del gioco (le mosse venivano immediatamente trasmesse per telegrafo ai principali circoli americani e addirittura a Londra). Sul piano dei risultati, l’inizio fu da incubo per Steinitz: dopo aver vinto la prima (i due sfidanti giocarono per quattro ore, poi sospesero, andarono a cena e ripresero la sera stessa), ne perse quattro di fila! A Saint Louis però la musica cambiò e Steinitz si portò sul 4 a 4. Era la volta della decisiva New Orleans: Steinitz concluse vincendo per 10 a 5 (dopo New York Zukertort aveva vinto 1 sola partita, Wilhelm 9!). Zukertort diede la colpa a problemi di salute, Steinitz non aveva mai avuto dubbi sull’esito finale, aveva sempre espresso dubbi sulla tenuta di Zukertort. La comunità internazionale era perplessa: Zukertort non era sembrato il brillante giocatore degli anni precedenti, Steinitz non aveva entusiasmato. Lasker spiegò nel secolo successivo che Steinitz aveva sistematicamente prevenuto le combinazioni di Zukertort, un discorso che in tempi più recenti venne spesso applicato anche al gioco di Tigran Petrosian. Zukertort quasi scomparve dalla scena scacchistica dopo il Mondiale, purtroppo morì molto giovane, a 46 anni.
Nuovi sfidanti
E finalmente L’Avana diventa protagonista. Il ricco circolo cubano organizza un match tra Steinitz e un pericolosissimo Mikhail Ivanovic Cigorin, russo di San Pietroburgo, talento tattico che si era messo in luce negli ultimi anni. Tutt’altro che precoce, quando inizia ad interessarsi seriamente al gioco (dopo i vent’anni) ottiene risultati così brillanti da convincersi a diventare anche lui professionista, da modesto impiegato che era. Superati i 30 anni viene considerato tra i migliori al mondo. La contrapposizione con Steinitz era radicale: anche Zukertort passava per un fortissimo tattico, ma non aveva l’energia per sostenere a lungo questo continuo dispendio di forze; Cigorin invece era estremamente vitale ed aveva comunque una quindicina di anni in meno rispetto a Steinitz. Quindi onore a Wilhelm che non si sceglie un avversario di comodo e accetta una sfida molto pericolosa.

Ma Steinitz vuole portare avanti le sue convinzioni (che ancora non si sono imposte) e un tattico è l’avversario ideale per dimostrarle (anche se forse un tattico un po’ meno forte di Cigorin sarebbe stato ancor più ideale…). Cigorin verrà in seguito considerato il fondatore della “scuola russa”, affermazione un po’ discutibile considerato che Mikhail ha più volte dichiarato che non si sentiva parte di nessuna scuola, ma forse lo diceva solamente perché Steinitz continuava a contrapporre la “vecchia scuola” (quella tattica o come veniva a volte chiamata “romantica”) alla “nuova scuola”, ovviamente la sua. Per alcuni versi l’esito del match richiamò quello con Zukertort: inizio non brillante per Steinitz che però progressivamente “macina” l’avversario chiudendo in maniera imperiosa (3 vittorie nelle ultime 4 partite, risultato finale 10 a 6 per William (oramai). Poi venne il momento di Isidor Gunsberg, ungherese noto anche per aver mosso uno dei vari “automi degli scacchi” che allora aveva grande successo, il Mephisto (l’altro famoso era il Turco). Gunsberg dimostrò che i principi di Steinitz cominciavano ad essere assimilati e resistette ottimamente nel match di New York 1890 (6 a 4 per Steinitz con 9 patte).


Steinitz a volte pretendeva troppo (ma i motivi ben li conosciamo) e quasi in contemporanea disputa un match per telegrafo ancora con Cigorin e stavolta perde entrambe le partite in programma, riproponendo i dubbi sulla leadership tra i due. Altro match inevitabile, San Pietroburgo e L’Avana si contendono la sede, ma ancora una volta si impone la danarosa capitale cubana (tra l’altro con un’illuminazione elettrica della postazione di gioco fornita da costosissime lampade provenienti da Parigi). L’andamento fu abbastanza classico per Steinitz: inizio difficoltoso, recupero e vittorie decisive finali. Risultato 10 a 8 per Steinitz, ma veramente stavolta c’era mancato poco, si era arrivati sull’8 pari in un clima di assoluta incertezza per l’esito finale. Steinitz aveva 56 anni e dichiarò che sarebbe stato l’ultimo suo match…
Contro Cigorin a L’Avana: Steinitz-Cigorin, 1892, 4^ del Match Mondiale di rivincita
Lasker, il nuovo Campione
Prima e dopo la seconda vittoria di Steinitz su Cigorin, Tarrasch sembrò costituire, in virtù dei risultati ottenuti in vari importanti tornei, lo sfidante ideale per il successivo Match Mondiale. Ma Steinitz aveva da poco dichiarato la sua intenzione di non disputare più matches e Tarrasch non era professionista di scacchi (era medico) e quindi non se ne fece nulla. Ma fu ancora L’Avana “Eldorado degli Scacchi” a presentare una proposta allettante: in nuovo candidato era Emanuel Lasker, un giovane (classe 1868, venticinquenne, 32 anni in meno di Steinitz!) tedesco che, pur avendo indubitabili doti matematiche tali da ritenere plausibile la carriera di professore universitario e di ricercatore scientifico, si era fatto anche lui “irretire” dagli scacchi e dopo i primi successi si era trasferito pure lui a Londra in cerca di fortune scacchistiche. Sensazionale fu il risultato “fischeriano” al Torneo di New York 1893: 13 su 13! Il torneo non era fortissimo, ma comunque presentava diversi Maestri di ottima levatura (come Albin): Il suo stile era “da nuova scuola steinetziana”: scarsa importanza data alle aperture, mediogioco preciso e abilità nei finali che non concedeva possibilità di errore agli avversari. Insomma, un brutto cliente per William. Il match venne fissato nel 1894 con sedi a New York, Filadelfia e Montreal (Steinitz, per i soliti motivi, era ritornato sui propri passi a proposito dell’abbandono dei matches).


Nel corso del match Lasker rivela una “resilienza” clamorosa, termina spesso in posizioni difficili ma crea in continuazione problemi al pur espertissimo avversario e alla fine “in contropiede” passa a ripetizione. Nelle prime due sedi il vantaggio è nettissimo per Lasker (7 a 2), ma a Montreal Steinitz vinse due partite e molti pensarono “siamo alle solite…”. E invece questa volta no: 10 a 5 per Lasker con 4 patte, Emanuel è il nuovo Campione del Mondo! Lo stile di Lasker si confermò “posizionale”, quindi vicino a quello di Steinitz; una differenza che sembra emergere da diverse partite è quella che Lasker spesso non giocava la miglio mossa in assoluta ma quella che dava più fastidio al suo avversario, inaugurando una sorta di “gioco psicologico” che poi in qualche modo sollecitò la famosa affermazione di Bobby Fischer: “non credo nella psicologia, credo solo nelle buone mosse”. Steinitz, alla perenne ricerca della “verità scacchistica” non seppe adeguarsi al nuovo stile del suo avversario.
E’ finita per Steinitz?
Non ancora! Dal 1894 al 1899 gioca moltissimo (tra tornei e matches) ottenendo risultati apprezzabilissimi (partita con Pillsbury). Inoltre Steinitz, come Campione detronizzato, aveva diritto alla rivincita, ma Lasker non aveva fretta: miglior manager di se stesso rispetto a Steinitz, aveva concordato una lunga serie di impegni scacchistici (lautamente remunerati, Lasker fu forse il primo professionista a fissare standard economici elevati, altri in precedenza si erano concessi anche per poco) e quindi rimandò più volte il match (tanto che Steinitz minacciò di considerarsi di nuovo Campione del Mondo visto il reiterato rifiuto al confronto). Nel frattempo (1895) il circolo di Hastings, cittadina inglese su La Manica, organizzò un torneo famoso anche ai giorni nostri (esiste ancora seppur in formato incommensurabilmente ridotto rispetto al capostipite).

Con la presenza di Lasker, Steinitz, Cigorin e Tarrasch offriva il meglio dell’epoca: imprevedibilmente si impose un giovane maestro americano, Harry Nelson Pillsbury, 19enne. Seguirono a breve distanza Cigorin e Lasker, più distaccati Tarrasch e Steinitz. Dopo questo grande torneo (erano 18 i partecipanti, tra i quale anche il nostro Beniamino Vergani che non riuscì ad evitare l’ultimo posto) la leadership mondiale era del tutto incerta, esistevano quattro fortissimi ai quali se n’era aggiunto un quinto! Per questo motivo Cigorin, a nome del Circolo di San Pietroburgo, propose un fantastico “pentagonale” da tenersi a cavallo tra il 1895 e il 1896 proprio nella allora capitale russa.
San Pietroburgo, l’ex-Campione del Mondo ruggisce ancora: Steinitz-Lasker, 1896
Accettarono tutti, tranne Tarrasch per i soliti impegni professionali. I quattro che vi parteciparono in realtà giocarono dei mini-matches, ognuno di sei partite: il responso doveva per forza essere significativo. Vinse Lasker (si assommavano i punti di tutti i matches) con due punti di vantaggio su Steinitz, più staccato Pillsbury (che ebbe grossi problemi di salute) e ultimo il padrone di casa Cigorin (ma di sicuro non voleva essere ospitale). quindi non c’erano più dubbi: la rivincita tra Lasker e Steinitz era improcrastinabile. E infatti a fine 1896 venne decisa Mosca come sede dell’evento, il tutto pagato da un ricco imprenditore moscovita appassionato di scacchi. Si giocava dalle 19 a massimo le 2 di notte (era abbastanza normale per l’epoca, era prevista una sospensione di un’ora per la cena). Pronti via, Lasker 4 a 0! Risultato finale 10 a 2 per Lasker con 5 patte. Steinitz sicuramente non stava bene (il match venne interrotto più di una volta, i 60 anni di allora non erano certo i 60 di adesso), ma alla fine del match dichiarò di aver affrontato il più forte giocatore mai incontrato!
La fine di un Campione
Gli ultimi anni furono difficoltosi. Subito dopo il match William cominciò a dare segni di squilibrio psichico, tanto che ancora a Mosca venne visitato e trattenuto presso una clinica psichiatrica, dalla quale sembrava i medici non volessero più lasciarlo uscire, pur contro la sua volontà. Nonostante tutto, dopo diverse settimane di degenza, venne dimesso e quasi come se nulla fosse accaduto, riprese la sua attività agonistica con risultati tutt’altro che disprezzabili: nel 1898 partecipò a un grande torneo a Vienna (in onore dei cinquanta anni di regno di Francesco Giuseppe) e su una ventina di partecipanti di alto livello (mancava Lasker, ma erano presenti Cigorin, Tarrasch e Pillsbury) giunse quarto (vinsero a pari merito Tarrasch e Pillsbury, terzo Janowsky, più arretrato Cigorin). Nel 1899 disputò però il suo ultimo torneo a Londra, dove per la prima volta dopo quarant’anni di carriera non arrivò a premio, dovendosi accontentare dell’11° posto; in quello stesso torneo dominò Lasker che rifilò 4 punti e mezzo di distacco ai più immediati inseguitori: il passaggio di consegne era definitivo.
Di nuovo ricoverato nel 1900, dopo pochi mesi morì per arresto cardiaco.
Tra coloro che hanno ricordato la memoria di Steinitz e la sua importanza per la comprensione degli scacchi, rimarchevoli sono le pagine, affettuose ma anche oggettivamente veritiere, di Emanuel Lasker nel suo “Manuale degli Scacchi”, dove un’intera sezione è dedicata ai principi e alle partite di Steinitz.

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